
Questo è il discorso letto sul palco di Piazza Filopanti questo 25 aprile 2026 da Valerio per conto di ANPI Budrio.
Un discorso di Pace, per la Pace, e per la guerra alla guerra:
Per gli italiani la giornata del 25 aprile è anche sinonimo di PACE, perché è questo che gli italiani TUTTI festeggiarono quel 25 aprile di 81 anni fa, l’arrivo della pace.
Non la sola liberazione dal nazi-fascismo, ma dal suo frutto più tangibile e maledetto, la guerra.
C’era una cosa che gli italiani TUTTI, anche quelli che non erano esplicitamente antifascisti, non perdonavano al fascismo ed era l’avere portato l’Italia e gli italiani in guerra, di aver portato la morte direttamente nelle case italiane.
È anche per questa ragione che la lotta partigiana ebbe un grande sostegno popolare e fu così efficace da ottenere perfino il riconoscimento dei generali americani Alexander e Clark e perfino della CIA (che allora si chiamava OSS), che in un documento magnificò la capacità delle formazioni partigiane di essere riuscite, fra le tante cose, a impegnare ben 7 divisioni naziste e a impedire loro di andare a dar manforte in Normandia per contrastare lo sbarco alleato.
I partigiani avevano ben compreso cos’è la guerra, loro l’avevano vista dall’interno e avevano visto l’ignominia della morte e delle mutilazioni, delle distruzioni e della fame.
Molti di loro avevano combattuto con le armi e altri avevano combattuto senza impugnarle.
(Per esempio, la cittadina budriese Osanna Stagni, a cui è intitolata la nostra sezione, non impugnò armi. Così come le rifiutò Aldo Capitini, l’uomo che poi coniò la parola “Nonviolenza“, tutta attaccata.)
Ma dopo la Liberazione i partigiani tutti, armati e non armati, dissero “Mai più!” e si interrogarono su come evitare agli italiani il dolore di nuove guerre.
È per questo che il relatore dell’articolo 11 della Costituzione, che recita “L’Italia ripudia la guerra” fu un partigiano, Giuseppe Dossetti, (diventato poi “Don” Giuseppe Dossetti).
Per questo su tante tessere dell’A.N.P.I. (la nostra associazione partigiana) spesso compare in copertina l’art. 11, o altri richiami alla pace e, per esempio, in quelle del 1962 e del 1982 c’è scritto a chiare lettere “DISARMO“; una parola inequivocabile: Disarmo.
Fu il famoso scrittore e partigiano Carlo Cassola che scrisse
“il disarmo è il terreno dello scontro decisivo tra progresso e reazione, tra civiltà e barbarie”.
Oggi, nel 2026, l’Italia è di nuovo in guerra.
Ufficialmente non lo è, perché gli stati oggi sono talmente vigliacchi che la guerra non la dichiarano neanche più.
La fanno inventandosi dizioni come “operazioni militari“, “operazioni speciali” o “Operazioni di polizia internazionale“, ma dalle basi militari in Italia in questi giorni si sono alzati in volo aerei militari, che hanno partecipato direttamente a queste guerre.
L’Italia e l’Europa stanno scientemente e criminalmente assassinando uomini, donne e bambini in Iran e in Palestina per i loschi interessi dei soliti noti.
C’è chi ci racconta la frottola che sono semplici “Operazioni logistiche“, credendo che noi siamo scemi e dimostrando invece di essere loro una manciata di dilettanti.
Perché noi sappiamo cosa diceva Napoleone (e ripeteva anche il generale Bradley): Dicevano “Di strategia si occupano i dilettanti, ma i professionisti si preoccupano della logistica.“
La logistica non è un inutile orpello, ma un aspetto strutturale di una guerra.
Quindi l’Italia è in guerra e noi, come già i nostri nonni e i nostri genitori, non perdoneremo mai chi ci ha riportato in guerra e mette di nuovo a rischio la vita dei nostri figli.
Il 25 aprile deve tornare a essere di nuovo una giornata di PACE.
Perché succeda, ricordiamo le parole dei partigiani: rifiutiamo la guerra.
Il discorso è anche scaricabile in formato .pdf qui:
http://anpibudrio.it/wp-content/uploads/2026/04/20260425_25Aprile.pdf
